Lentamente, si vive.

Motivazione

Come quasi ogni giorno, anche in questo anonimo mercoledí di febbraio si puó decidere di celebrare un concetto, una specie, un alimento.

Succede, infatti, che il 27 febbraio sia considerata la Giornata dell’Orso Polare, dei Pancakes e della Lentezza.

Sorvolando sul labile legame che presumibilmente tenga stretti, in un’ unica data, questi tre pretesti, si puó provare a riflettere sui propri ritmi di vita quotidiani.

Riusciamo ad accorgerci della nostra esistenza che scorre giorno dopo giorno?

Scadenze, orari, impegni, incombenze.

Quanti riescono a rubare un fugace pezzetto di consapevolezza di sé?

Io, personalmente, ci lavoro da quanche anno in qua. Lavoro sulla ricerca di un contatto costante con la riserva di calma e gioia che ho trovato nel mio fondo.

E quando voglio rimpinguare le scorte di pace personale, mi prendo cura del mio umore attraverso piccole, semplici azioni.

Uno sguardo intorno, una pausa con un amico -della mia stessa specie o di un’altra, non importa-, un momento dolce e fumante, una melodia rigenerante.

Basta un attimo. E il gioco é fatto.

Ci si salva la vita ogni secondo.

Chiunque puó accorgersi di saper godere di un cambio di passo, di ritmo.

Per aver il tempo di accorgersi di esserci.

Domani é un altro giorno…

…ma le intuizioni di oggi restano.

Mondo per inezie

Biologia, Motivazione

Sono giorni che studio e preparo articoli di approfondimento sulla strabiliante varietà di forme viventi che ospitiamo nel nostro misterioso organismo.

Batteri, Funghi, Virus, tenaci e coordinate tecniche di proliferazione, adattamento a condizioni abitative mutevoli e spesso ostili.

Stilizzazione della colonizzazione microbico su corpo umano

Li abbiamo scoperti, isolati e caratterizzati. Battezzati con descrizioni e comportamenti. Per logica o per somiglianza a ciò che da sempre ci circonda. Fuori da noi.

Perchè, per secoli e millenni, l’essere vivente umano ha spasmodicamente indagato e scavato nella realtà che lo circondava. Ha voluto colmare la distanza che lo separava dalla natura, dal cielo, dall’ignoto.

Ha rincorso guadagni, terre inesplorate, chimere di potenza.

Poi, lentamente, la scienza umana ha colto una verità inascoltabile: anche noi siamo terra di conquista.

Siamo mondo per inezie.

Impercettibili eppure onnipresenti colonie di individui.

La manifestazione più atterrante della nostra appartenenza ad una catena di organismi complessi e perfetti di cui non siamo i capi creatori.

E poi, ancora più inammissibile, prosperiamo grazie a loro. Invisibili famiglie in lotta sul nostro umano campo di battaglia.

Simbiosi involontaria e capitale.

Noi il loro giardino, le loro strade, la loro città. Il nostro pasto, il loro lavoro quotidiano a tempo indeterminato, ad un salario che è una scommessa di esistenza fino al prossimo intoppo. Al prossimo avvelenamento molecolare.

Farmaci assunti con frequenza da caramella incrementano il richio di diffusione di infezioni resistenti e pericolose.

Per una finalità più alta di loro, che non li considera e non li tutela.

Si vive da egoisti, ignoranti di quanto ci brilla dentro, che ci tiene attenti, allegri, attraenti, capaci, arroganti.

Ne ho fatto una laurea, una professione e non posso non stupirmene, ugualmente. La meraviglia mi tiene vigile e precede la gioia di sentirmi viva, vita, mondo. Per inezie.

Pubblicazioni di approfondimento:

https://www.cell.com/cell-reports/fulltext/S2211-1247(15)00207-7

Prima di tutto

Motivazione

Nel primo passo c’ è tutta la nostra umana fragilitá protetta da un guscio di fiducia ed ironia.

Ogni desiderio che ci spinga a cercare qualcosa di nuovo, cui aspiriamo e  che riconosciamo essere ossigeno per l’anima, esige da noi un debito. Tanto negato, quanto fondamentale.

Un cambiamento: allontanarci dalla  zona di confort, camminare sulle nostre gambe, senza guida, senza rassicurazioni.  È necessario.  Bisogna perdere i riferimenti  per vagliarne altri.

All’ inizio non vediamo nulla. Rischiamo di valutare il nuovo cui andiamo incontro con crismi vecchi: cerchiamo motivi per fallire, che si possano esibire come alibi derisori del “giusto”, del “sensato”, dell’ “inedito”.

Eppure è nel salto che si scopre di avere le ali.

Chiudiamo gli occhi, per ritrovarci immersi nei nostri sogni, nelle fugaci ispirazioni che ci hanno fatto improvvisamente fiorire dentro qualcosa di vivo, nuovo, urgente. Poi un profondo respiro di onestá verso di noi e verso coloro cui chiederemo consiglio.

Consapevoli delle scomoditá iniziali, tanto preziose per rinnovarci, dei dubbi traditori della mente,  che mettono alla prova in ogni tappa.

Allunghiamo un passo. E via.   Si va!