Non é un buon momento per sognare l’India

Osservazione

In cerca di visioni stranianti dalla rinsecchita spiritualitá di casa, profumi antichi e sapori e simboli, suoni a cui attorcigliarmi, per parlare con qualcosa di me, mi ritrovo immersa in un fiume di vergogna.

Sono avvinta al mio librone e scavo in fondo alle parole evidenziate dal corsivo. La lingua e l’organizzazione stratificata di secoli e mistero é tutto ció che riconosco di amare di un interesse languido e profondo. Penso “se riesco ad entrare nei modi altrui, posso accogliere e osservare logiche vecchie di mondi ma zuppe d’infinito”. Non posso portarmi fin lí e provo a seguire le rotte del desiderio che, di certo, sa qual é il mio bene.

Ma la corsa sgangherata in vagoni marcescenti si arresta con un cozzo ogni mucchio d’ore.

Le origini del mio immaginario sono lí. La madre India. Immersa in una natura che taglia e dilania selvaggiamente lo spirito e i corpi dell’umanitá che vi si piega. Mani giunte al cuore. Testa chinata che guarda i propri torti ed i suoi bagliori.

La vita é il sacro pulso che non ci appartiene, che non creiamo, che aspettiamo solo rotolandoci nei piaceri della terra e nel dolore della fatica. É uno straccio. Una bambina rosa con uno straccio in mano. É un pavimento grigio che non brillerá mai. Sono gli occhi offesi e pazienti di una chance rovinata. La schiavitú che si sforma in speranza e si imbelletta da occasione. La vita é gabbia e calci, lividi e colori. Urla e canzoni. Giungla e palazzoni.

Ferita in piú punti su tagli ancora gonfi. I pensieri mi cadono in mano come passeri abbattuti. Sbaglio perché immagino e non vivo. Cerco un seme e trovo orrore. L’essenza. Non era questo che aspettavo? L’estratto stretto e primordiale della divinitá umana? Eccolo, é lí. Da lí fin qui. E oltre. Scalzi o rivestiti che siamo.

La superbia ignobile che pesta e imbratta la magnificenza delle nature, che sono l’unico luogo sacro che esista davvero.

Amo l’intuizione che mi guida per scorci sublimi. Ascolto linguaggi che hanno tanto da dire. Studio gli altri attraverso di me. Ma non é un buon momento per idealizzare il voluto. Non é un buon momento per sognare l’India.

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