La chimica della memoria

Chimica, Osservazione

Mi sono state necessarie delle soste. Su un libriccino di 200 pagine.
Guizzante come argento allegro, pregiato per gli improvvisi doni di logica e cultura aperta.
Non per la complessitá del contenuto, dunque, nè per forma noiosa od ostica. Tutt’altro. Per entrambi gli aspetti.

Mi son data la possibilitá di ripensarci e lasciarlo per un altro periodo.
Ad ogni affioramento di ricordi ed attitudini originali ho dovuto poggiarmi il libro ad ali aperte sullo stomaco e provare, finalmente, a mescolare quel che ero, quel che volevo ed avevo, e digerirlo. Assorbirlo in quiete.

Quante volte, durante le impegnative mesate di studio, mi attorcigliavo pigramente intorno alla leziositá etimologica dei termini scientifici che incontravo. Quante volte ho lasciato libero il vezzo necessario di scovare, su vetuste enciclopedie mediche da salotto, l’origine di un nome.

Mi sembrava di impreziosirmi e distinguermi dai prediletti scientifici, trasformando un minus classico in un non plus ultra a sorpresa. Inarrivabile.
Per aiutarmi a ricordare, a farmi ricordare, di piú, a collegare le nozioni accademiche alla realtá o alla natura.
Perchè la realizzazione mi ha sempre fatto difetto.
La fantasia figurativa non trovava mai la strada per riunirsi alla materia esistente, seppur banale o prosaica.

Avrei dovuto leggerlo prima. Forse.
Era allora il suo tempo? È adesso?
Sciocco e ritrito altalenante dilemma senza logica e senza risposta.
In ogni angolo di esistenza si è esseri estranei ai precedenti, con capienze differenti. Non lo avrei patito cosí e non lo avrei assaporato con disagio e nostalgia come adesso.
Scelgo il presente come risposta. Al riparo da somiglianze, non so quanto scimmiottate o elettive, tra chi lo ha scritto e chi lo ha letto
prima di me.

Rivendico l’indipendenza sanguinante dalla cappa irridente in cui soffocava ogni soffio arguto verso il mio cielo.

Il buon caro vecchio Levi, martoriato e martoriante, qui non c’entra.

I gravi ancora in scotto e le voragini affamate sono solo un mio precipato,
residuo insolubile sul fondo. Il resto è limpido.

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