Amorevole disseminazione

Biologia

Confesso.

Ogni tanto do una mano all’eterno scopo del vivente: perpetuarsi e diffondersi.

Il pubblico più colto è ormai ben conscio della fondamentale centralità dei vegetali nella nostra esigua esistenza, individuale e collettiva.

Chi non avesse maturato autonomamente ancora una tale capacità di giudizio, ha modo di ascoltare le tante testimonianze scritte e verbali del Dott. Stefano Mancuso, direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV) e membro fondatore dell’International Society for Plant Signaling & Behavior.

Il nostro illustre connazionale calabrese ha insegnato in università giapponesi, svedesi e francesi ed è membro ordinario dell’Accademia dei Georgofili.

La sua rivoluzione verde, insieme alla mobilitazione tenace e commovente di Greta Thunberg -e di pochi altri esemplari di umana lungimiranza-, fa parte di quella parte di mondo che è sveglia e fa luce al resto.

Corso accelerato di esistenza consapevole

I titoli per imparare a comprendere il linguaggio e le scelte delle piante -che tutto sono tranne che “esseri in grado solo di vegetare passivamente” come le nostre più bieche espressioni mediche da sempre classificano- sono molti.

Gli ultimi più noti sono:

  • Verde brillante (2013)
  • Uomini che amano le piante (2014)
  • L’incredibile viaggio delle piante (2018)
  • La nazione delle piante (2019)

Questa è la teoria.

Poi c’ è una pratica quotidiana che, se sei sveglio dentro, ti viene suggerita costantemente da una vocina che ha già ragione, da prima di noi. Da sempre.

E allora li vedi, tra i mattoni di un viale, su un manto di foglie morte, ben nascosti in fiori prossimi a sgualcire, appesi ad ombrellini di piume, assicurati in riccetti che ti si infiggono crudelmente nella carne plantare mentre, col naso per aria, ti addentri in spiagge ancora selvagge.

Fiore senescente di erba cipollina che custodisce piccoli semini neri per la prossima semina.
Fiore senescente di erba cipollina che custodisce piccoli semini neri per la prossima semina.

E vederli è già un ottimo segno di salute interiore.

Il nostro essere sta recuperando la memoria di ciò che gli ha consentito di arrivare fino a qui.

Se, poi, si affacciasse anche l’idea che lì, in quei meravigliosamente fantasiosi bozzoli di speranza, in quelle culle armate di caparbietà… ci sia una vita quiescente che attende il suo turno di fortuna, allora le luci di quella famosa parte di mondo si starebbero moltiplicando grazie a noi.

Gli animali meno boriosamente raziocinanti di noi, quelli, per intenderci, che non si sono autoproclamati sapiens per poi avvelenare il proprio cibo, hanno sempre fatto “il loro”.

Piante. Frutti appetitosi. Semi scartati dalla digestione. Diffusione delle specie vegetali nutrici, lontano dal luogo in cui sono state assaporate. E il gioco della bellezza era fatto.

Adesso ci abbiamo messo troppo le mani, ovunque.

Fatti i danni, adesso risarciamo!

Le piante spontanee -potenza venerabile della selezione genetica- le chiamiamo infestanti.

Gli animali selvatici sono troppi, poi troppo pochi ed allora li traslochiamo da un areale all’altro come complementi d’arredo intercambiabili.

Gli insetti li combattiamo con la chimica e poi, diligentemente, gli costruiamo bug mansion e casette colorate in laboratori urbani di ecologia di vetrina.

Il minimo che possiamo fare per risarcire, in termini di equilibrio terrestre -e mentale-, è comportarci come ciò che siamo stati e siamo. Animali.

Mangiamo, scartiamo e poi disseminiamo i germi di piante che ci hanno protetto, nutrito, consolato con colori e profumi ineguagliabili.

Germoglio da seme di mela rossa, seminato a febbraio 2019.
Germoglio da seme di mela rossa, seminato a febbraio 2019.

Restiamo umani ma prima torniamo animali. Non quelli che si sentono padroni dell’universo. Siamo ospiti delle piante. Poca boria.

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